Dietro alla supervalutazione in borsa di Groupon c’è lo schema di Ponzi?


Come dicevamo in altri post, Groupon, oltre a rifiutare la clamorosa offerta di acquisizione per 6 miliardi di dollari da parte di Google è quotato NASDAQ, ma dietro alla quotazione delle sue azioni forse c’è una supervalutazione che nasconde uno schema tristemente famoso.

Il gruppo di Chicago con oltre 116 milioni di utenti, di cui 8 milioni in Italia, è certamente il più grande e importante servizio di Social Shopping sta cercando fondi in borsa quotando il 5% delle sue azioni.

Ciò dovrebbe permettere loro di raccogliere 540 milioni di dollari, portando a una valutazione di Groupon tra i 10 e gli 11 miliardi di dollari, quasi il doppio di quanto offerto da Google, ma paradossalmente la metà di ciò che si aspettavano gli addetti ai lavori.

Ma perché il valore di questa società aspettato doveva essere oltre i 20 miliardi di dollari mentre Google la valutava addirittura un quarto?

Chi è che ha la vista lunga?

Alcuni dei critici più aspri del gruppo americano sospettano che le ragioni dietro a questa supervalutazione rispetto ai “cervelloni” di Google vi sia, purtroppo, uno schema simile, se non del tutto identico, a quello che ha consentito a Bernard Madoff di orchestrare forse la più grande truffa finanziaria di tutti i tempi: lo schema di Ponzi.

Lo schema di Ponzi è come una catena di Sant’Antonio. Infatti, assicura a chi comincia la catena e ai primi coinvolti di ottenere alti ritorni economici a breve, brevissimo, termine, ma, per andare avanti necessita inevitabilmente di coinvolgere sempre nuove vittime disposte a pagare le quote. I guadagni, infatti, si hanno esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori e mai da attività finanziarie o produttive.

Il modello di Business di Groupon, come già abbiamo evidenziato, come funziona?

Il gruppo incassa subito i soldi dei propri utenti che acquistano un coupon, al contrario l’esercente che deve fornire servizi o prodotti ottiene la sua parte (il 50 percento meno IVA) entro 60 giorni, dopo avere ricevuto il buono dal cliente.

Inoltre, guardando i bilanci della società emerge una liquidità nettamente inferiore ai debiti da evadere con gli esercenti loro partner. Come può quindi non fallire? Il sospetto, che sembra essere una certezza, è che l’azienda di Chicago paghi i propri creditori con i soldi incassati nei due mesi successivi. Lo stesso modello dello schema di Ponzi.

Una catena che funziona finché a che ci sono nuovi clienti con cui però indebitarsi, ma che, alla fine, avrà inevitabilmente difficoltà a reperire nuovi adepti portando al collasso del sistema stesso.

Questi sospetti sono alimentati, oltre alle evidenze già mostrate, anche dalla storia imprenditoriale di uno dei fondatori della società Groupon, Eric Lefkofsky, contrassegnata da diversi fallimenti, qualche bancarotta e tante cause legali. In un articolo on line di Cnn Money, sono state messe in luce che le aziende di Lefkofsky hanno sempre mostrato una rapida crescita a fronte di perdite però significative.

Come dice The Atlantic,  Groupon per continuare a crescere, e quindi a sopravivere, deve spendere ma, contemporaneamente, deve a crescere senza sosta per coprire le spese. Un giro di parole che però Jose Ferreira, un consulente finanziario per startup, taglia velocemente chiamando questo modello di business una catena di Sant’Antonio.

Perdite che, secondo la SEC, un ente americano paragonabile alla nostra CONSOB, hanno fatto registrare un rosso a Groupon nel 2010 di ben 181 milioni di dollari, il triplo rispetto a quanto calcolato in precedenza dalla società.

Se pensiamo che lo schema di Ponzi sia la base del cosiddetto multilevel marketing, e che ormai nessuno si avvicinerebbe in piena coscienza a queste soluzioni a piramide, vi domandiamo: per cogliere un’offerta val bene esser parte di una piramide destinata a schiacciare la propria base?

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2 risposte a “Dietro alla supervalutazione in borsa di Groupon c’è lo schema di Ponzi?

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