Groupon in Cina: una strada non affatto facile


Sono tantissime le opinioni che vedono per la sopravvivenza del modello di business di Groupon una crescita continua. Non a caso, la società di Chicago non riscontrando più in patria una percentuale di crescita altissima, soprattutto rispetto a quella degli altri mercati in cui opera, sperava in un veloce boom con l’avvio dei suoi servizi in Cina.

Per il paese comunista il modello del coupon non è nuovo, anzi è già estremamente affollato se pensiamo che dal 2005 i gruppi di acquisto on line, tuangou, si sono diffusi a macchia d’olio con centinaia di società cloni. Oggi ne sono oltre 5.000.

Si pensi che addirittura il dominio groupon.cn è di un’altra società che ha copiato anche il layout dall’impresa statunintense. Ciò ha spinto il gruppo, in una joint venture con Tencent Collaboration e Alibaba, a chiamare il suo servizio Goapeng.

Inoltre, c’è una società, la Velo, che ha un modello di business del tutto diverso e molto interessante. Chiede delle fee mensili ai suoi partner anche in base al numero di coupon che stampano.

Non è detto che vengano sempre utilizzati. Il 30 per cento delle cedole erogate, nel caso dei servizi che hanno un grande successo, mentre il tasso di utilizzo medio è del 1 per cento.

Infatti, distribuendo tramite dei distributori automatici e apparecchi RTF gli utenti al costo dei nostri 2€ danno un blocchetto di un centinaio di coupon con offerte e sconti. In questo modo il pericolo overbooking è allontanato e anche i margini di guadagno per i partner aumentano.

La concorrenza come visto è molta e, infatti, i siti sul modello del gruppo d’acquisto per attirare gli utenti offrono di tutto, organizzando anche estrazioni di premi.

Anche Groupon ha fatto lo stesso, la passata primavera, mise in palio degli iPhone, solo che altri concorrenti, dopo la pubblicazione dei nominativi estratti, avevano notato una piccola anomalia, per non chiamarla truffa.

Tutti i vincitori erano dipendenti della società americana.

Il China Daily intitolò perentoriamente: “La fiducia non è in vendita”, mentre il gruppo doveva ammettere le colpe chiedendo scusa, licenziando il vice presidente che gestitì l’operazione e ritirando gli iPhone premio.

Una brutta caduta d’immagine che precedette la vendita sul mercato cinese di Tissot falsi il novembre passato e che suona sinistra se la abbiniamo alle nostre vicende come fatto vedere anche da Striscia la notizia.

Facendo ricerche sul mercato cinese una cosa colpisce, anche lì tutti i siti di daily deal ricevono le stesse critiche e hanno le stesse problematiche, non è che come stiamo provando a dire da un po’ di tempo che questo modello di business è insostenibile e genera solo debiti per le società internet e per i partner.

Se il numero di siti specializzati in gruppi d’acquisto in Cina è elevato è altrettanto alto il numero di quelli che hanno chiuso insolventi, nell’ultimo anno: 1.000.

Pensare che la frase too big to fail, usata in più occasioni a vanvera, dovrebbe essere valida per Groupon non è un azzardo?

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3 risposte a “Groupon in Cina: una strada non affatto facile

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