Non diciamo che i problemi di Groupon sono legati al bel paese


GROUPON-CLASS-ACTION

L’opinione che vede gli italiani come un popolo di navigatori, poeti e anche di furbi è per certi versi vera, però non addossiamoci ogni colpa anche quando non è così. Ovviamente mi riferisco a Groupon e ai problemi in cui sono incappati sia i clienti che i partner.

Alcuni in rete insinuano che le cose se vanno male è per colpa nostra che cerchiamo sempre di approfittarci delle situazioni. Certamente aziende poco serie hanno trovato terreno fertile nei coupon ma fino a che punto? Fino a che punto qualcuno che deve essere pagato dopo che aver ritirato il coupon può ricavarci un tornaconto?

Sembrano davvero domande senza risposta e senza senso poiché non vi è nessuno al mondo che s’industria per non ricavare denaro. Forse la figura leggendaria del web dal nome di bimbominkia, ma in ogni caso, va detto che i problemi non sono esclusivi dei confini italici.

Abbiamo già parlato dei problemi in Cina e del rating su Yelp dei partner che in America dopo una campagna cala, ma ancora non vi abbiamo raccontato di altre belle storie come quella di un macellaio candese di Ottawa che vende solo carne biologica che ha dovuto dire stop ai coupon poiché stava per fallire a causa di essi.

stop ai coupon di un macellaio di ottawa

Anche lui sostiene che la gente andava da lui solo con i coupon e mai senza.

Nemmeno dei rappresentanti commerciali del gruppo di Chicago che hanno fatto partire negli States una class action contro la società perché non gli ha riconosciuto gli straordinari e al contempo gli chiede di chiudere 25 contratti in un mese per una promozione.

Intanto, la società ha in programma di tagliarne il 10%, forse i conti iniziano a far paura anche a Mason e soci. Infatti, i rimborsi negli ultimi 6 mesi sono aumentati in maniera importante anche fuori dall’Italia.

Quando il caro MEGA Director a Striscia la notizia dice che il servizio clienti non risponde è “opinabile” non dice una mezza verità ma una bugia: il servizio clienti sembra non rispondere adeguatamente da nessuna parte al mondo e nemmeno ai partner.

Pare che in America i rappresentanti commerciali, oltre a fuggire in massa, non rispondano alle richieste d’aiuto da parte dei partner in difficoltà e la società ha istituito una email apposita Wolfmothers@groupon.com, solo che anche questa non da feedback di ritorno.

Sembra che i manager chiedano ai rappresentanti di andare dagli esercenti solo che essi si rifiutano e il tempo passa inesorabile.

Vogliamo anche aggiungere che, come candidamente ammesso dal nostro caro MEGA Director, essi non hanno adeguati strumenti di feedback e tracking dei loro servizi e anche dei coupon effettivamente usati, poiché Groupon è un “povero” intermediario che guadagna solamente il 50% + IVA delle transazioni.

Che poveretto Groupon, fategli subito una veloce questua e indicategli subito la mensa della Caritas più vicina.

Ma giusto per chiudere in bellezza vi segnaliamo anche una notizia recentissima: stanno avendo problemi perché ha messo on line un deal per vendere l’olio di serpente come cura antiaging!

Dopo gli ordini delle professioni nel nostro paese, nel Regno Unito a causa di quest’offerta è dovuta intervenire l’ASA, Advertising Standards
Agency, che ha evidenziato che ciò per cui il prodotto era pubblicizzato non fosse per nulla vero in base ai test condotti in passato.

Peccato che Totò sia morto da tempo, avrebbe di certo preso spunto per un altro film, visto che c’è chi riesce a vendere meglio della Fontana di Trevi.
Quella è roba da comici mica da grandi manager.

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3 risposte a “Non diciamo che i problemi di Groupon sono legati al bel paese

  1. Pingback: Groupon stories: Social shopping, Troll e incomprensione totale di LinkedIn | Il Grouponista Ignaro

  2. Trovo corretto che tu abbia precisato che questa non è una tipica situazione “tutta Italiana”…però è anche vero che forse in Italia non abbiamo strumenti, intendo noi come consumatori, per combattere alcuni sopprusi operati da Groupon…quella dei Coupon, degli acquisti di gruppo è un trend nuovo e forse noi non siamo ancora in grado di fronteggiare legalmente parlando i problemi che questi servizi possono creare…

  3. Probabilmente sì, in effetti la tutela contro questi (finti) acquisti di gruppo è alquanto limitata. Dico “finti” perchè un acquisto di gruppo dovrebbe prevedere in partenza un numero minimo e – soprattutto – massimo di prodotti/servizi da vendere. Altrimenti con l’overbooking diventa una lotteria truccata dove ci guadagna solo chi la organizza…tenendosi soldi e interessi sui propri conti per mesi e mesi.

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