Groupon stories: Social shopping, Troll e incomprensione totale di LinkedIn


UPDATE:

In seguito ad una diffida da parte del legale di Groupon eliminiamo ogni foto, anche se vorremo ricordare che le foto su Internet (FaceBook e LinkedIn non sono ancora stati acquistati con un coupon dalla società di Chicago) sono di dominio pubblico e, inoltre, non abbiamo mai, e ripeto MAI, fatto riferimento a nessun cognome.

Come già scritto in altre occasioni anziché spendere soldi in avvocati essi si potrebbero investire in riorganizzazione aziendale e risorse umane VALIDE.

Scontrino Groupon https://opinionigroupon.wordpress.com

La grande diffusione dei servizi di social shopping è dovuta all’uso intensivo di comunicazioni orizzontali tra gli utenti dei social network come FaceBook. Spinti anche da incentivi economici, questi siti di couponing conquistano nuovi membri grazie al passa parola.

Apparentemente essi dovrebbero padroneggiare il meccanismo di diffusione virale dei messaggi in maniera impeccabile, ma non è così. Come già raccontato è loro prassi tagliare le comunicazione di lamentale e al tempo stesso creare blog in qui si lodano da soli. Infilano spie nei gruppi di protesta e il MEGA Director di Groupon che chiede l’amicizia con nonchalance sfoggiando il suo bel avatar “I Love Groupon”.

In questi giorni, abbiamo assistito a dei passi in avanti (se così possiamo dire), infatti, durante il fine settimana passato, hanno infilato un paio di membri nella pagina FaceBook Groupon: Problemi e denunce.

Grazie, Groupon! Dopo averci raccontato la favola dei fornitori bimbominkia che si divertono a prendere in giro una società seria come la vostra, adesso abbiamo scoperto anche gli “Infiltrati Troll”!

Grazie di cuore, questa tipologia ancora ci mancava, e in più abbiamo potuto far vedere loro che a differenza di chi ha una società quotata NASDAQ con le casse in rosso, chi protesta chiedendo di veder rispettati i propri diritti non banna immediatamente gli autori di messaggi dal contenuto diametralmente opposto a quello solito.

Anzi, il gruppo ha avuto la pazienza e la gentilezza di ragionare anche con i Troll, sino quasi allo sfinimento. Che dire, lo stile non si compra di certo con un coupon!

La visita dei Troll è stata solo la loro prima mossa, infatti, dopo aver creato un gruppo su FaceBook dal nome evocativo e creativo (deve averci pensato a lungo il MEGA Director) “I Love Groupon” hanno iniziato la loro campagna di reclutamento e di “riabilitazione” dell’immagine sul web.

Partiamo col dire che, la creazione di un gruppo “Pro”, doveva essere la prima mossa intelligente per arginare la comunicazione negativa non la guerra fatta di censure. Anche se il creare un gruppo chiuso dà l’idea di qualcosa di “segreto” o d cui vergognarsi (…mica avete la coda di paglia?).

Chiedere, com’è normale che sia, un feedback agli utenti soddisfatti del loro servizio doveva essere una pratica base e non un tentativo di non subire un gol mandando la palla in calcio d’angolo.

Ovviamente meglio tardi che mai, ma la cosa che più lascia perplessi è (ahimè) un’altra. Per “imbottire” la rete di messaggi positivi sui loro servizi hanno arricchito il loro blog ufficiale di un bellissimo post.

Uno da manuale di comunicazione web. Un post modello preso direttamente dal manuale del web marketer uscito in comode dispense con il Topolino.

Nel blog che celebra le loro mirabolanti imprese, domenica ci hanno donato una bellissima e romantica favola dal nome di: Groupon stories # Graziana, 36 anni.

La storia di una vita di successo grazie a un pugno di coupon, in fondo, si sa che in un piccolo coupon c’è il segreto della felicità, mica “nell’amaro benedettino”. Non mi dilungo a raccontarvi nei dettagli questo post però vi dico subito perché ve lo segnalo.

La Graziana di questa storia non si chiama affatto così (forse è il suo secondo nome), si chiama Maxxxa ed è una delle amministratrici della gruppo “I Love Groupon”.

Come ce ne siamo accorti? Dapprima, nel testo del post c’era anche il suo cognome, successivamente cancellato, inoltre, se confrontiamo le foto i volti coincidono e se cerchiamo su Google il suo nome con tanto di cognome ecco che spunta la famigerata pagina LinkedIn che ti apre un mondo di informazioni:

Press Office & Communication presso Groupon Italia.

Che sfortuna ancora una volta questo maledetto LinkedIn svela l’arcano!

Avere più attenzione quando si effettuano certe pratiche è troppo difficile? Nascondere il profilo per un poco di tempo su LinkedIn è una mossa troppo furba? Oppure più semplicemente creare un profilo fake su FaceBook comporta troppa fatica?

Forse, sono io il cattivo poiché semplicemente è una pratica diffusa a livello globale dal gruppo di Chicago. In fondo, se Groupon in Cina ha premiato i suoi dipendenti in un concorso aperto ai clienti, raccontare storie di successo tramite l’esperienza di una loro dipendente che male può fare?

Migliorare i servizi, rendendoli davvero efficienti come chiede chi protesta è troppo difficile, quasi impossibile, meglio far raccontare a qualche “complice” che la fontana di Trevi è un investimento proficuo.

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2 risposte a “Groupon stories: Social shopping, Troll e incomprensione totale di LinkedIn

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  2. Pingback: Il lupo si sbarba, accantona gli occhiali, ma si tiene stretti stretti i coupon e i suoi vizi | Il Grouponista Ignaro

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